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A Cape Town mi impegno per combattere la siccità. La storia di Franco Lanza.

parapendio cape town

In Italia si occupava di hacking etico e informatica, oggi ha scelto di vivere a Cape Town con tutta la famiglia impegnandosi con un progetto personale ad ovviare il problema della siccità di Cape Town. Franco Lanza ci racconta del suo trasferimento, di com’è vivere in Sudafrica e di quei luoghi meravigliosi che l’hanno fatto innamorare di questa città. 

1) Buongiorno Franco, ti va di parlarci del perché hai deciso di trasferirti in Sudafrica?

Come spesso accade è stato un insieme di diverse coincidenze e scelte. Fin da quando visitai insieme a mia moglie il Sudafrica, alcuni anni or sono, iniziammo a dire, quasi per scherzo, che sarebbe stato bello trasferirci qui.

È stato una sorta di colpo di fulmine. Negli anni poi una serie di coincidenze mi hanno portato a stringere alcune collaborazioni e amicizie con persone del posto, e con i figli ancora molto piccoli ma oramai fuori dal periodo allattamento, abbiamo iniziato a prendere seriamente in considerazione la scelta di cambiare vita e andare in un posto che fin da subito ci era rimasto nel cuore. Complice anche il generale decadimento della qualità di vita reale in Italia e le diverse collaborazioni che oramai avevo sul posto: abbiamo colto la palla al balzo e ci siamo trasferiti.

parapendio cape town

2) Quali sono stati i primi passi per avviare il trasferimento insieme alla tua famiglia?

Sicuramente avendo dei bambini piccoli una delle prime cose è stata fare alcuni viaggi come turisti in cui abbiamo cercato di capire quale fosse la reale situazione riguardo sia alla criminalità sia le varie necessità dei più piccoli: dal tipo di accoglienza per famiglie con bambini che puoi trovare tutti i giorni quando vai al ristorante, o le attività che puoi fare adatte a loro, al comprendere il sistema scolastico e tutto ciò  che è imprescindibile se vuoi crescere dei figli.

Dopo alcuni viaggi fatti sempre con tutta la famiglia in questo modo  e aver deciso che sì, volevamo  davvero trasferirci, abbiamo iniziato a vagliare le varie possibilità di visto a cui potevamo eventualmente accedere.

3) A livello burocratico hai riscontrato delle difficoltà? Se sì, quali?
L’unica difficoltà che ho incontrato è stata l’impatto con la burocrazia italiana ogni qualvolta ne ho avuto bisogno dopo aver provato quella sudafricana.
Sebbene i locali si lamentino molto della difficile e lenta burocrazia sudafricana, il che puo’ sicuramente anche essere vero, se la si confronta con Olanda, Germania, UK  e altri paesi notoriamente molto efficienti da quel punto di vista, per noi italiani sembra tutto veloce e facile.
Al contrario devo dire che quando ho dovuto rivolgermi a qualcuno alla ricerca di aiuto per comprendere qualche passaggio che non mi era chiaro ho sempre trovato persone squisite assolutamente pronte ad aiutarti e seguirti con una gentilezza e una capacità di risoluzione dei problemi che non avevo mai trovato prima.

4) Quali consigli ti senti di dare per chi, come te, vuole affrontare questo cambiamento e trasferirsi a Cape Town?
Oltre a portarvi qualche bottiglia d’acqua (siamo ancora a forti restrizioni per la siccità; chiunque voglia venire qui deve entrare in quest’ottica e saper che dovrà risparmiare acqua in ogni modo possibile), sicuramente il primissimo consiglio è di venire prima qualche volta con visto turistico e stare qui almeno 1 mesetto o più  e  ogni volta cercare di uscire dai giri  turistici e conoscendo le persone e la realtà del luogo.

Cape Town è una città incredibilmente varia sia in termini di natura che di persone e di norma molto ospitale con gli stranieri, ma i problemi non mancano e non bisogna dimenticare che la cultura dominante qui non è identica alla nostra mentalità sud-europea, ma presenta elementi anglosassoni mischiati e amalgamati con la cultura africana. È una città relativamente facile, ma occorre prima capirla e soprattutto capire se fa per noi.

Quando poi si vuole passare al muoversi davvero, allora, almeno per chi è nel nord Italia, consiglio caldamente una telefonata o una visita al Consolato Sudafricano di Milano, gestito magnificamente da un pool di persone stupende e molto in gamba che sicuramente possono aiutarvi per tutta la parte burocratica (ottenimento del visto in primis).
 

spiagge di cape town

5) Sappiamo che hai lavorato per molti anni nel mondo informatico e dell’hacking etico, ci puoi raccontare di più di questo mondo e della filosofia che vi è dietro?

Questa è sicuramente una domanda molto difficile a cui rispondere, perché è impossibile comprimere anni di storia e di evoluzione di un movimento globale in poche righe. Sarò sicuramente incompleto e impreciso purtroppo, spero che nessuno me ne voglia.

Fondamentalmente il mondo dell’informatica libera è quella che ha permesso l’avvento di internet come lo conosciamo oggi, che ha fatto crescere sistemi operativi liberi come GNU/Linux, oggi alla base di molti dispositivi che usiamo tutti i giorni, da tutti i telefoni android al modem di casa, dalla smart TV alla lavatrice evoluta e così via.

In questo molto moltissimi informatici, sistemisti, hacker, smanettoni, professionisti e chi più ne ha più ne metta operano scrivendo software e progettando hardware che poi rilasciano con delle licenze molto permissive il cui scopo è non avere un guadagno diretto dalla propria opera, ma piuttosto permetterne la massima diffusione e incentivando altri hacker sparsi per il mondo a prendere, espandere, modificare quanto rilasciato, creando un circolo vizioso di evoluzione sia della produzione software e hardware che anche della conoscenza diffusa.

Una forma quindi di sviluppo software e hardware in primis, ma non solo, fortemente comunitario e orizzontale che garantisce a tutti la possibilità di conoscere e riutilizzare.
Oggigiorno anche grandi colossi come Google, Microsoft, Apple e tutti gli altri big di internet basano gran parte della loro infrastruttura e collaborano attivamente anche a moltissimi progetti rilasciati con licenze libere.
L’hacking etico è parte dello stesso movimento ma con un’attenzione in più al risultato delle proprie azioni, motivate sempre a fin di bene o a quanto si ritiene tale, ma è generalmente più utilizzato in ambito della sicurezza informatica e può portare a confusione talvolta.

6) Ultimamente abbiamo sentito spesso parlare della grande emergenza relativa alla siccità in Sudafrica. Come viene percepito questo problema a livello amministrativo e locale?

A livello amministrativo credo che se tu andassi a chiedere a 20 capetoniani diversi otterresti 20 risposte diverse 🙂

A mio avviso è stato gestito in parte bene ma con alcuni errori e scivoloni provocati da una intensa lotta politica anche grazie al fatto che il governo locale, guidato dall’alleanza democratica (DA),  è in lotta con il governo centrale a guida ANC, il che ha portato a non pochi problemi sulla gestione dei fondi per l’emergenza idrica, e questo ha sicuramente frenato l’azione, comunque generalmente buona, delle amministrazioni.

A livello locale seppur non con poche polemiche e proteste di chi deve trovare un colpevole anche per un evento climatico di tale portata, i capetoniani si sono rivelati eccezionali, dimezzando il fabbisogno idrico di una città di oltre 4 milioni di abitanti portandola agli attuali circa 550 milioni di litri al giorno: un risultato eccezionale.

Inoltre il livello di innovazione è elevatissimo, la popolazione letteralmente collabora per scambiarsi idee, spesso buffe altre volte davvero geniali, che possano aiutare a salvare anche solo un poco di acqua in più.
Anche su facebook è attivissimo e pieno di iniziative un gruppo chiamato “water shedding western cape.”, dove decine di migliaia di cittadini scambiano idee, suggerimenti, domande su come diventare dei “water warrior” migliori.

7) Secondo te, perché, ancora oggi, il problema della siccità a Cape Town non è stato ancora risolto?

Sebbene c’è chi dice che la siccità attuale fosse prevedibile, a mio avviso, e dopo aver letto molta documentazione scientifica in proposito, non lo era.

Purtroppo risolvere un problema di cambiamento climatico così veloce e di grande impatto in una grande città di oltre 4 milioni di persone, (che affronta però al contempo anche i problemi storici di povertà e criminalità diffusi e che può contare su capitali comunque limitati), non è cosa fattibile in pochi mesi. Sono in costruzione diverse nuove infrastrutture di desalinizzazione, nuovi pozzi di estrazione, miglioramenti e riparazioni del sistema idrico e molto altro, ma questo genere di progetti necessita sempre e comunque di parecchio tempo e soldi, il tutto unito a una sequenza di ben 3 anni oramai di piogge ampiamente al di sotto della media annua dei 100 anni precedenti…

A mio avviso il problema necessiterà ancora di anni per essere del tutto risolto in maniera definitiva, ma la direzione è quella giusta.
 

8) Vengono adottare delle misure reali per contrastare questo problema? Se sì, quali?

Moltissime a vari livelli.

Prima di tutto tantissima informazione, ovunque si trovato cartelli che chiedono di risparmiare acqua, che danno indicazioni su cosa, sul problema dell’acqua. Anche alla radio pubblicità continue, alla televisione suppongo lo stesso (non guardandola non posso dirlo con certezza), sul web la municipalità gestisce diversi siti con informazioni utili e dati aggiornati.

A livello municipale si sta agendo su fronti molteplici, da un lato come già detto si stanno costruendo nuove infrastrutture e riparando quelle esistenti, dall’altro si attuano politiche di riduzione della pressione nella rete idrica, di chiusura di fontane pubbliche e dei rubinetti non strettamente necessari, e non ultimo sono arrivate le forti limitazioni sull’uso dell’acqua per cittadini ed aziende, per i quali attualmente c’è un limite di 50 litri al giorno per persona, quando necessario anche forzate con l’uso di contatori che limitano l’uso giornaliero, e non ultimo anche con un forte innalzamento delle tariffe.

A livello comunitario e privato chi può permetterselo sta ricorrendo a varie soluzioni alternative, dallo scavare pozzi e mettere in atto sistemi di purificazione delle acque sia da pozzo che piovane, il ripensare gli impianti di casa per riutilizzare le acque grigie, fino anche a piccoli trucchi come semplicemente mettere un mattone nella cisterna del water per far si che lo sciacquone usi qualche litro in meno.

8) Sappiamo che anche te, per passione, stai lavorando ad un progetto per ovviare il problema della siccità in Sudafrica, ci vuoi raccontare come è nato e come l’hai sviluppato?
Trovandomi a dover pensare a delle soluzioni per casa mia ed essendo io nerd fino al midollo, mi sono ritrovato volente o nolente a progettare e realizzare una serie di dispositivi come controller per valvole o per misurare la qualità dell’acqua, e come al mio solito ho voluto fare tutto con l’idea di rilasciare progetti e codice sorgente con licenze libere a chiunque volesse realizzare la stessa cosa.

Inizialmente solo con lo scopo di “fare un po’ di ordine” nei miei progetti a riguardo, ho iniziato a pensare di pubblicarli su un sito web, vedendo poi che molti mi chiedevano informazioni sui sistemi che utilizzo e sull’impianto di potabilizzazione che ho realizzato, ho deciso di allargare il campo e inserire anche informazioni più o meno generiche sulle tecniche di raccolta e potabilizzazione delle acque, utilizzandolo nella stessa ottica del mondo del software libero, ovvero con l’idea di massimizzare la possibilità di condivisione del sapere e di riutilizzo di quanto creato.

Attualmente è ancora un laboratorio in divenire con una miriade di progetti in fase iniziale molti dei quali ancora da pubblicare, ma la risposta che ho avuto in termini di interesse è già andato ben oltre le mie aspettative.

Franco Lanza progetto

9) Quali sono gli aspetti di Cape Town che ti piacciono di più e quali invece di meno?
Volendo fare una lista veloce, sicuramente tra gli aspetti che più amo di questa città sono l’estrema multiculturalità viva e vibrante, la varietà dei paesaggi, le spiagge stupende, l’ottimo cibo, i sorrisi delle persone e non ultimo, siccità a parte, il clima.

Tra i fattori negativi sicuramente la criminalità è quello più evidente, così come anche i tanti strascichi del periodo dell’apartheid che ancora oggi sono visibilissimi con aree ancora molto molto povere e creano una disparità economico-sociale enorme, fonte di tensioni che talvolta possono scaturire in incidenti anche importanti.

10) Come e quanto è cambiato il tuo stile di vita da quando ti sei trasferito a Cape Town?
Prima di tutto sicuramente sono più felice, e questo da solo già basterebbe :)Sicuramente qui vivo molto più all’aria aperta, vado spessissimo in spiaggia in tutte le stagioni, vivo di più i miei figli e la mia famiglia.
L’offerta di attrazioni e attività che Cape Town è in grado di offrire è enorme e relativamente poco costosa, e permette di fatto di non annoiarsi mai, qualsiasi sia il genere di vita che ti piace avere.

V&A Waterfront di Cape Town

11) Si sente spesso dire che Cape Town è una città molto pericolosa. Qual è il tuo parere in merito?
Come spesso accade soprattutto nei paesi emergenti bisogna stare molto attenti quando si leggono le statistiche. Se, ad esempio, guardiamo le classifiche di omicidi nelle varie città nel mondo Cape Town risulta essere una delle prime se non la prima da diversi anni, ci sono qualcosa come 2 omicidi al giorno mediamente, un dato oggettivamente impressionante.

Quello che le statistiche però non dicono è che la città presa insieme a tutta l’area metropolitana e i suburbs circostanti è molto estesa e ha vaste aree che sono di fatto ancora oggi delle Township. Se andiamo a vedere i dati nel dettaglio si scopre facilmente che nel 99% dei casi questi omicidi sono localizzati in poche aree note e delimitate.

Questo non fa certo si che la cosa sia meno grave, un omicidio rimane tale ovunque avvenga, ma rivela come le zone abitate dalla parte della popolazione non in povertà non siano poi così pericolose come potrebbero suggerire le statistiche generali.
Con questo non voglio dire che il crimine qui non sia un problema, lo è come ovunque ci sia povertà diffusa, ma è spesso ampiamente ingigantito ed esagerato da chi la vede da fuori.

In realtà con l’attenzione di evitare alcune aree e di prendere alcune piccole precauzioni, che comunque andrebbero prese ovunque nel mondo come evitare di andare da soli di notte in vicoli isolati o non girare in una zona impoverita a ridosso di una baraccopoli con un rolex d’oro da 6kg al polso, non lasciare la macchina fotografica di ultima generazione da 200 mila dollari sul sedile della macchina abbandonata, ecco, con queste piccole precauzioni generalmente il livello di sicurezza che si può ottenere nella vita di tutti i giorni non è molto distante da una qualsiasi città italiana medio/grande.

12) Se un tuo amico che non è mai stato a Cape Town decidesse di fare un viaggio in questa città, che cosa non dovrebbe assolutamente perdersi?
L’offerta di Cape Town in tal senso è davvero enorme, e molto sicuramente dipende dalle attitudini delle persone, ma se devo stilare una piccola lista generale, direi:

– In un giro in città occorre visitare Long Street, Bo-Kaap, i giardini, il Waterfront.
– immancabili le spiagge a Cape Town, quelle da non perdere a mio avviso sono Clifton 4, Camps Bay, Llandudno, Noordhoek e Muizemberg.

Le spiagge più belle di Cape Town
– Le classiche visite quasi obbligatorie sono comunque da fare e ne vale la pena, quindi sicuramente Capo di Buona Speranza, Cape Point, Table Mountain e Robben Island sono da vedere.

– Per chi ama gli animali marini imperdibili sono la spiaggia dei pinguini (Boulders Beach), l’isola delle otarie (partenze da Hout Bay), immersione con gli squali e se si è nel periodo giusto (giugno – dicembre) visita alla cittadina di Hermanus, che domina una grande baia dove tutti gli anni le grandi balene del sud vanno a riprodursi generando uno spettacolo incredibile in cui è possibile vedere letteralmente migliaia di balene, spesso anche a pochi metri di distanza, stando comodamente a riva.

Photo Credit: @charlesdiaresoff

Vorrei elencare decine di altre cose, ma il mio amico dovrebbe fermarsi qui un anno almeno per visitarne solo una piccola parte, quindi per ora mi fermo qui 😉

 

Grazie mille Franco per la tua disponibilità!

Per saperne di più del progetto di Franco, consultate il suo sito web.

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