Con ARP creiamo un dialogo tra Italia e Sudafrica. Intervista ad Alessandra Atti di Sarro.

Oggi siamo in compagnia di Alessandra Atti di Sarro che ci coinvolge con passione e orgoglio in un progetto innovativo e interessante che in questi giorni vede come protagonista la città di Cape Town.
Si chiama ARP-Art Residency Project ed ha come obiettivo il dialogo costante tra Italia e Sudafrica. Un vero e proprio progetto di residenze incrociate fra Italia e Sudafrica in cui un gruppo di giovani artisti può esprimersi, confrontarsi e conoscersi.
La settima edizione, intitolata Talent Exchange, prevede infatti un viaggio in tre città, tra Europa e Africa, per un gruppo di sei artisti da svolgere insieme, in dialogo costante.
A supportare il tutto anche Rainbow Media NPO con l’obiettivo di creare ponti tra i due Paesi e costruire e sviluppare la coscienza di quanto la cultura possa contribuire allo sviluppo e alla libertà degli individui.

Intervistiamo Alessandra e scopriamo di più su ARP, il suo progetto Talent Exchange e le numerose iniziative svolte fino adesso.

Buongiorno Alessandra, ti va di raccontarci di Rainbow Media NPO e di che cosa si occupa?

Rainbow Media è una organizzazione no-profit sudafricana che è stata creata da un gruppo di italiani che hanno rapporti con il Sudafrica di vario tipo: perché ci vivono, perché ci lavorano o perché semplicemente perché amano questo Paese.
Rainbow Media è nata con l’idea di promuovere e facilitare lo sviluppo attraverso i media in ogni campo e direzione: arte, musica, teatro, letteratura, informazione e giornalismo.
Il termine Media per tutti evoca la televisione, o più recentemente il mondo social che attraverso la rete connette e condivide ogni cosa dovunque, ma spesso non si pensa che Media, ovvero mezzo di comunicazione fra individui, può essere qualsiasi cosa o pratica che accomuna le persone facendole dialogare: anche un buon cibo condiviso può creare un ponte tra culture!
Rainbow è nata per fare questo: creare ponti tra Italia e Sudafrica e costruire e sviluppare la coscienza di quanto la cultura possa contribuire allo sviluppo e alla libertà degli individui.
E poiché non crediamo che sia utile lavorare da soli, fin dalla nostra nascita abbiamo cercato di essere noi stessi un ponte e una piattaforma di aggregazione con altre realtà affini ed interessate a condividere iniziative.

Com’è nata l’idea del programma ARP-Art Residency Project ideato dal Centro Luigi Di Sarro e lo scambio tra Italia e Sudafrica?

Io sono il tramite tra il Centro Luigi Di Sarro e Rainbow Media, perché del Centro, che è intitolato a mio zio che era un’artista sperimentale vissuto negli ’60 e ’70 in Italia, io sono anche vice presidente ed è mia l’idea del progetto ARP.

Così quando nel 2009 il Centro Luigi Di Sarro ha cominciato con gli scambi di mostre e di artisti fra Italia e Sudafrica e Rainbow era ancora solo un sogno per tutti noi, il mio entusiasmo ha contagiato anche il gruppo!
A livello personale, il gruppo ha da subito collaborato alla realizzazione delle prime mostre degli artisti italiani che venivano a Cape Town, partecipando anche alla loro accoglienza e cercando di facilitare la comprensione della storia e delle bellezze della città e del suo territorio.
Poi man mano che il progetto ARP si strutturava anche il nostro ruolo cresceva.
E così è nata la voluntary organization che dal 2010 ha supportato ARP, che nel frattempo si definiva con un vero e proprio progetto di residenze incrociate fra Italia e Sudafrica.
E infine nel 2015 abbiamo deciso di metter mano ad un vero e proprio statuto e alla registrazione della NPO.
Ed eccoci qua!
Abbiamo lavorato su tante cose: abbiamo sostenuto la nascita e lo sviluppo di una radio comunitaria nella township di Philippi, abbiamo realizzato dei workshop formativi in vari campi sempre diretti a giovani, organizzato eventi di arte e di musica, sempre con l’idea che la cultura possa essere un’arma potente per un mondo libero da condizionamenti.

Qual è l’obiettivo principale del programma ARP-Art Residency Project?

L’obiettivo è sicuramente quello di mettere giovani artisti alla prova. Farli uscire dalla loro comfort zone e spingerli al confronto e al dialogo.
Arp è stato fin dall’inizio questo: una piattaforma di dialogo.
Chi vinceva la residenza, che ha visto nelle varie edizioni da 2 a 4 partecipanti contemporaneamente, era messo in condizione di confrontarsi con l’altro che seguiva il percorso all’inverso, e devo dire che quasi sempre ne sono rimasti solidi rapporti artistici e personali.
Quest’anno poi abbiamo osato ancora di più: siamo andati oltre lo scambio.
La settima edizione, intitolata Talent Exchange, prevede un viaggio in tre città, tra Europa e Africa, per un gruppo di sei artisti da svolgere insieme, in dialogo costante.

Sappiamo che il Centro Luigi Di Sarro è attivo in Sudafrica da più di 10 anni, dove con i due progetti ARP-Art Residency Project e VAA-Video Art Awards, ha fatto viaggiare fino ad oggi 24 giovani artisti. Com’è nato il legame con il Sudafrica ed in particolare con Cape Town?

Io e mio marito Claudio Farinelli, senza il cui continuo aiuto e sostegno tutto questo non ci sarebbe, ci siamo innamorati di Cape Town molti molti anni fa. Sono venuta io per la prima volta, nel 1996 per fare un documentario sulla storia della comunità italiana in Sudafrica, e dopo aver girato per un mese per il paese come ultima tappa, arrivai a Cape Town.
Che dire? Non volevo più ripartire!
E così subito dopo ho insistito per tornarci insieme e da quel momento praticamente non abbiamo mai passato più di 6 mesi lontani da qui.
Dunque capirete che è stato naturale cercare di fare qualcosa che fosse un “give back”…

Il programma prevede un percorso itinerante nel quale svolgere un proprio progetto di ricerca in dialogo costante con i luoghi e il gruppo. Come si snoda questo progetto nella città di Cape Town?

Il gruppo alloggia in una casa nel quartiere di Bo Kaap e già questo per un giovane artista è dirompente: colori, suoni, odori e visi. Il Cape Malay è un viaggio nel viaggio.
Poi abbiamo lavorato sugli interessi di ciascuno cercando di assecondare le richieste e le curiosità: quindi siamo finiti sulle spiagge a cercare gusci di kelp e conchiglie, sul Lion’s head per vedere il manto di colori viola che in questa stagione ne avvolge la cima e poter confermare che a Cape Town i leoni non ci sono!
Poi siamo andati dove si smistano i rifiuti da riciclare per cercare materiali per la creazione di opere, infine alla ricerca di una macchina da cucire e anche di un pianoforte da suonare.
Quindi siamo entrati nelle case delle persone, nei luoghi di tutti i giorni, nei mercati, nel tempio sacro del bargain per i capetoniani: il Milnerton Flea Market.
Ovvio abbiamo fatto il giro della penisola del Capo per vedere pinguini a Boulder e la punta di Cape Point. E non abbiamo mancato il Waterfront, che di domenica offre musica ad ogni angolo. Abbiamo visitato i più importanti Musei, dal Planetario allo Zeitz Mocaa e percorso Woodstock, il nuovo polo del design, alla ricerca delle gallerie d’arte e della Street Art.

Quali sono stati i criteri di selezione di ciascun artista?

Il progetto ha come main contributor il Ministero degli affari esteri italiano, che ha finanziato il Centro Di Sarro attraverso un bando, che il Centro ha vinto.
Poi è stata emessa una call alla quale erano ammessi a presentare progetti artisti under 30 da Italia, Spagna e Sudafrica.
La Spagna è la novità di questa edizione che punta sull’idea di viaggio ed è stata possibile grazie alla disponibilità a offrire i propri spazi di una galleria spagnola, Suburbia Contemporary Art, che è coinvolta nell’attività del nuovo Project Space aperto qualche mese fa da Jake Aikman a Woodstock.
Aikman è stato uno dei partecipanti ad ARP anni fa e quindi questa collaborazione ci rende doppiamente orgogliosi.
Ma torniamo alla selezione: la call prevedeva una giuria che ha esaminato e votato tutte le domande e scelto i vincitori che sono: per l’Italia Alessio Barchitta e Giulia Fumagalli, per la Spagna Salvador Gomez e Viktoria Nianiou, per il Sudafrica Grace Mokalapa e Zana Masombuka.

Sappiamo che il gruppo di artisti vincitori di ARP 7Edition è arrivato il 10 Novembre e sta lavorando presso Satellite. Come possono interagire i cittadini e appassionati d’arte con gli artisti?

Abbiamo previsto in ognuna delle tappe del viaggio un momento di confronto con il pubblico locale. Il 23 novembre c’è stato un incontro con gli artisti per ammirare la prima parte del lavoro, quello prodotto qui a Cape Town.
È stata una mostra interessantissima scaturita dall’incontro di sei giovani e vulcaniche menti creative e dal fantastico scenario naturale e umano che la Città Madre ci ha offerto in queste settimane, Cape doctor a 40 nodi compreso!

Qual è il destino degli artisti dopo le residenze?

Chi può dirlo, tra i giovani che sono venuti con noi a Cape Town ce ne sono alcuni che hanno stabilito contatti duraturi con gallerie locali, altri che hanno proseguito altrove la ricerca fatta qui. Certamente Cape Town rimane negli occhi e nel cuore.

Cape Town ha recentemente visto l’apertura del Museo di Arte Contemporanea Zeitz Mocaa. Come ha inciso, secondo te, questa apertura sul panorama dell’arte sudafricana?

Lo Zeitz è sicuramente diventato in brevissimo tempo un punto di riferimento per il turismo e gli appassionati di arte contemporanea, anche per le tante iniziative che propone e per la magnifica ristrutturazione del vecchio silos.
Insieme alla Norval Foundation che ha sede a Tokai nei Southern Suburbs, lo Zeitz Mocaa contribuisce certamente a smuovere le acque: per esempio in questi giorni nei due musei c’è una fantastica mostra che illustra il lavoro di William Kentridge accanto alle collezioni permanenti di arte contemporanea africana.
Sono tasselli che insieme ai musei nazionali e alla grandissima vivacità delle gallerie d’arte di cui è ricca la città stanno mettendo Cape Town sulla mappa degli appassionati e dei collezionisti internazionali.

Grazie mille Alessandra per la tua cortese disponibilità!

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